Caterina Rapezzi
Burning Dreams

Pineta di Monte Bagnolo, Castelnovo ne' Monti

« DAL 18/06/2022 AL 18/09/2022 »

La mostra è all’aperto, gratuita e accessibile in qualsiasi orario, compatibilmente con i Dpcm in vigore

Nonostante la Convenzione di Basilea, stipulata nel 1992 per ridurre e prevenire il commercio di rifiuti pericolosi dai paesi sviluppati a quelli meno sviluppati, il deposito rottami di Agbogbloshie ad Accra, Ghana, è diventato una delle discariche di rifiuti elettronici a cielo aperto più grandi del mondo. Dispositivi, telefoni e computer vengono importati, principalmente dai paesi europei, come beni di seconda mano anche se la gran parte ha una durata di vita molto breve. Gli apparati elettronici finiscono così per essere subito smantellati e bruciati a Agbogbloshie, dopo averne estratto materie prime come rame e alluminio. I lavoratori trattano i rifiuti elettronici giorno dopo giorno senza alcuna protezione o regolamentazione. La tossicità dei rifiuti colpisce fortemente le comunità locali, causando problemi respiratori, malattie polmonari e, a lungo termine, anche tumori e danni al sistema nervoso e riproduttivo. Purtroppo, la contaminazione non riguarda solo l’aria, ma anche il terreno vicino e le acque del fiume Odaw con conseguente impatto anche sulla catena alimentare. Di conseguenza l’intero ecosistema, la salute, la sicurezza, l’alimentazione e l’industria della pesca sono drammaticamente interessati dal problema dal momento che i prodotti alimentari raggiungono mercati nazionali ed internazionali.

Carolina Rapezzi è una fotografa freelance italiana di base a Londra. Il suo lavoro si basa principalmente su progetti a lungo termine su tematiche sociali, umanitarie e ambientali. Dal 2015 inizia a lavorare sulla migrazione, focalizzandosi sul sistema di accoglienza dei minori in arrivo dalla Libia sulle coste siciliane, “Minors on the Move”. Da Marzo a Ottobre 2016 segue il processo di evacuazione del campo profughi della cosiddetta “Jungle” di Calais in Francia. A Londra, oltre a seguire vari movimenti di protesta, tra i quali quello anti Brexit, nel 2017 si impegna in un progetto a lungo termine su identità e genere, “It was meant to be”. Nel 2019 inizia a lavorare sulla criminalità con un progetto sul knife crime e, con l’ arrivo della pandemia, copre il Covid19 da un ostello per senza tetto in una delle zone più colpite della capitale.
Nel 2018 e 2019 si concentra su tematiche ambientali, in particolare sul sistema di smaltimento di rifiuti elettronici in Ghana. Il lavoro “Burning Dreams” le poterà i primi riconoscimenti internazionali.
Nel 2019 sarà nominata fra i 6 fotografi del World Press Photo 6×6 Global Talent Program Europe e nel 2021 entra a far parte del collettivo Women Photograph.
Carolina Rapezzi fa parte della National Union of Journalists Uk.

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